Oggi a Genova 

Sicurezza urbana, Tursi punta sull’antitaccheggio. È davvero questa la priorità?

Fermi e arresti dei ladruncoli da grande magazzino fanno statistica e sono in testa agli obiettivi dell’amministrazione secondo una nota di Tursi. Sta di fatto che spesso a consegnare i predoni alle Divise sono le guardie private dei grandi magazzini, quasi nella totalità dei casi i fatti avvengono nei negozi delle catene (appunto, dove ci sono le guardie antitaccheggio) e i negozianti lamentano che i “piccoli” vengono ignorati. Quasi la totalità degli interventi avviene in via XX Settembre mentre sembra che non ci siano furti nelle altre zone e i commercianti degli altri quartieri se ne lamentano. Tutto questo mentre i cittadini denunciano scippi e borseggi per strada. È davvero questa la sicurezza che vogliamo e di cui Genova ha bisogno? È davvero questa la priorità?

Sicurezza urbana nel nome dell’antitaccheggio. La cronaca parla soprattutto di interventi alla Coin, all’Upim, da H&M, da Bershka, alla Coop di Piccapietra, nelle profumerie delle grandi catene. Cioè tutte attività che hanno le guardie private. Sono loro, spesso, a scoprire i taccheggiatori e a consegnarli alle Forze dell’ordine o alla Polizia locale. Che poi si portano denunce e arresti “a statistica”, anche se molte volte prendono semplicemente in consegna i ladruncoli. Incredibilmente, ieri, al convegno della Forum italiano per la sicurezza urbana-Fisu di questo si è parlato come di “sicurezza partecipata”. Questo mentre da anni i piccoli commercianti delle altre zone lamentano il “trattamento di favore” dell’Amministrazione comunale ai grandi gruppi commerciali del centro quando, nel frattempo, soprattutto ora che i pubblici esercizi chiudono alle 18 e le vie dei quartieri rimangono più buie e pericolose. Che, poi, per “reati predatori” da perseguire si intenderebbero soprattutto scippi e rapine ai passanti e forse questo sarebbe un obiettivo più utile alla collettività. E invece, ieri, l’assessore alla Sicurezza urbana Giorgio Viale, a fronte della gigantesca mole di attività di Pg, invece che degli ottimi risultati dell’antidegrado che solo da poco ha finalmente anche un cane antidroga (per capirci, una cittadina come Rimini, che fa 130 mila abitanti, meno di un quarto di Genova, ha 4 cani, 2 antidroga e 2 da ordine pubblico), ha parlato di questo: della squadretta antitaccheggio del distretto del centro, composta da 10 uomini, chiamata pomposamente “nucleo contro i reati predatori” e ribattezzata all’interno degli uomini del corpo “squadra Velociraptor”. Viale la chiama “Sicurezza partecipata” e consiste, in realtà, in interventi “on demand”. Il metodo è quello portato a Genova dal dirigente di Polizia locale Varno Maccari che dirigeva da commissario l’analogo gruppo varato a Milano per l’Expo. Come funziona? La Polizia locale dedica una linea telefonica ai commercianti che chiamano quando c’è stato il furto. Gli agenti intervengono, non di rado per “ritirare” il ladro fermato dalle guardie private e attraverso i video delle telecamere di sorveglianza dei negozi gli attribuisce precedenti reati. E le statistiche si alzano. Analogo sistema, esportato nel centro storico per la sicurezza urbana, si è dimostrato un fallimento, perché il numero era finito in mano ai soliti mugugnoni seriali che ingigantiscono i fenomeni e segnalano come spacciatore chiunque non sia di pelle bianca, che si lamentano sempre per due persone che parlano a bassa voce la sera in strada, che segnalano come ubriaco molesto ogni clochard. Questo aveva portato a un’enorme dispersione di personale a causa di falsi allarmi (la maggior parte), impedendo il lavoro organico di prevenzione e a dirottare gli interventi verso le esigenze (a volte non corrispondenti a reali criticità) “di chi grida di più”, mentre altre, ben più concrete, venivano messe in secondo piano solo perché chi le pativa non aveva il “magico numerino”. Alla fine del lockdown, il fallimento del metodo si era ampiamente dimostrato in tutta la sua drammaticità. per inseguire le bagatelle indicate da pochi “portavoce di comitati” di riferimento si era perso il controllo reale del territorio, erano aumentati scippi, rapine e spaccio ed era dovuto intervenire il sindaco Marco Bucci a cambiare le cose e a destinare alla Sicurezza urbana il compito di lavorare in centro storico. La Polizia locale orienta l’attività secondo le richieste della politica e l’intervento di Bucci ha cambiato gli orientamenti. I risultati sul territorio magari non sono ancora ottimali, ma si sono visti. Chiaro che le criticità sono enormi, incancrenite da decenni, ma gli oltre 70 uomini del reparto hanno fatto la differenza rispetto a prima. Un cammino in salita ma, almeno, finalmente cominciato. Ma l’assessorato alla Sicurezza, sempre governato dalla Lega nonostante il passaggio di mano da Stefano Garassino a Viale, non lascia, anzi punta a raddoppiare. Certo, il sistema “on demand” permette di soddisfare (sempre che sia possibile) le bulimiche richieste di alcuni soggetti di riferimento dei politici e quindi di conquistare voti personali, ma ne fa perdere molti di più all’amministrazione (se i risultati non si vedono è chiaro che accada proprio così, tanto che a maggio c’era stata la sollevazione popolare, con la “protesta delle casseruole” dalle finestre) e non è positivo per la città per quanto attiene la reale sicurezza urbana che passa, oltre che per il sociale (fino a pochi mesi fa retto dalla leghista Franca Fassio e fino a quel momento grande assente nella politica del Comune, che sta tentando la rimonta con i progetti sociali con le associazioni del Piano “Caruggi” affidati a Mario Baroni (capogruppo di “Cambiamo!”)), per un lavoro organico di prevenzione, per indagini e per interventi secondo priorità reale e non percepita.

Archiviato il sistema “on demand” per quanto riguarda la sicurezza urbana, il metodo è rimasto in via XX dove, per dirla fuori dai denti, significa, nei fatti, “anti taccheggio” e, sempre nei fatti, soddisfa principalmente i punti vendita delle catene.

Riportiamo di seguito, testuale, il comunicato del Comune. Che, letto alla luce della premessa soprastante, fa tutto un altro effetto. È davvero possibile sottrarre personale alle attività dei distretti (già in forte difficoltà per la carenza di agenti) per creare altre squadre anti taccheggio come promette l’assessore? È davvero questa la “sicurezza” che vogliamo e che serve alla città?

Sicurezza partecipata. Questa la definizione data al progetto sperimentale avviato a Genova nella zona di Via XX Settembre e strade limitrofe che ha visto impegnato il nucleo dedicato ai reati predatori composto da dieci agenti di Polizia Locale, attivi da maggio dello scorso anno. Se ne è parlato oggi durante il convegno “La sicurezza urbana reale e percepita: esperienze, lavori in corso, strategie”, organizzato a palazzo Tursi da Comune di Genova e Forum italiano per la sicurezza urbana-Fisu. Oltre al report di attività di Polizia Giudiziaria della Polizia municipale – con 3221 interventi – è stato posto un focus anche sull’attività di polizia di prossimità – 3577 interventi in circa un anno e mezzo -.

“In affiancamento e sinergia con tutte le forze dell’ordine presenti in città– ha spiegato l’assessore alla Sicurezza e polizia Municipale Giorgio Viale – la polizia di prossimità svolge un ruolo essenziale per la crescita della sicurezza percepita e per l’efficacia degli interventi. Siamo molto soddisfatti dei risultati raggiunti: partendo dall’esperienza maturata in questo periodo di poco più di un anno di attività stiamo valutando anche l’estensione ad altri quartieri di Genova del vigile di quartiere operativo, con l’ambizione di avere un nucleo per ogni distretto, in particolare quelli a maggiore vocazione commerciale, per dare un supporto ancora maggiore ai commercianti e ai cittadini”.

Nel report illustrato da Varno Maccari, dirigente territoriale Polizia locale di Genova, intervenuto durante il convegno sul tema della sicurezza percepita, è emerso come il nucleo reati predatori, composto da 10 agenti della polizia locale, attivato nella zona commerciale di Via XX Settembre e vie limitrofe, abbia svolto una funzione importante nella percezione della sicurezza tra i cittadini.

“I nostri agenti – ha spiegato Maccari – sono in stretto contatto con i commercianti che, in caso di problemi o segnalazioni, possono fare le proprie segnalazioni. In questo modo, è stato possibile fare fermi in flagranza di reato, restituire subito la merce rubata, senza passare dal sequestro, al legittimo proprietario e quindi accorciando le procedure, con interventi snelli ed efficaci. Questo è servito anche a sensibilizzare i cittadini e i commercianti a collaborare con i nostri agenti, facendo anche segnalazioni preventive, senza operazioni impattanti, ma mirate. Un processo di sicurezza partecipata che ha dato risultati decisamente convincenti”.

L’assessore Viale, durante il suo intervento, ha ricordato gli sforzi dell’amministrazione per garantire, anche nelle emergenze che hanno coinvolto Genova dal crollo del Morandi al Covid, il turn over degli agenti, nuove assunzioni e ricorso alla tecnologia per garantire sempre maggiore sicurezza ai cittadini. “Abbiamo avviato un piano integrato sul Centro Storico per rivedere la sicurezza, anche percepita, che comprenda tutti gli aspetti sulla prevenzione partendo dallo sviluppo economico, inteso come presenza di attività commerciali, e sicurezza sociale” ha detto l’assessore Viale.

“L’obiettivo della sicurezza – ha spiegato l’assessore comunale allo Sviluppo economico, vicepresidente Fisu ed ex assessore alla Sicurezza Stefano Garassino – è sempre al primo posto. A Genova, partendo dalla realtà del Centro Storico, possiamo sperimentare interventi che possano servire da modello anche a livello nazionale. Purtroppo ci sono forti difficoltà per gli amministratori locali dovute ad alcune decisioni del governo centrale, a partire dalle politiche migratorie e dalla depenalizzazione di piccoli reati, che, in situazioni come quella dei nostri caruggi, purtroppo sono frequenti. La rigenerazione urbana è fondamentale per la sicurezza: abbiamo già sperimentato nella zona di Sottoripa l’aumento del grado di sicurezza percepita attraverso il restyling delle facciate, migliore illuminazione e rinnovo insegne commerciali, grazie anche all’intervento di residenti e commercianti. Interventi di riqualificazione sono già in programma per i giardini Baltimora, che verranno recuperati come luogo di aggregazione. Nel mio nuovo ruolo di assessore allo Sviluppo economico, ho avviato operazioni di riqualificazione anche nei quartieri, ad esempio nell’ex Mira Lanza in Valpolcevera che porteranno a rivivere un’area abbandonata al degrado da anni, nella zona del nuovo Ponte di Genova, fino ai forti di cintura della città”.

Related posts